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Siamo un team di esperti del settore che fornisce al grande pubblico un esclusivo programma di formazione sui temi della blockchain, delle Initial Coin Offering e delle Criptovalute. The Blockchain Academy propone una serie di eventi dal vivo nelle più belle location di tutto il mondo, ed un programma formativo online, studiato ad hoc per coprire le esigenze di imprenditori, professionisti e persone interessate alle nuove opportunità della blockchain.

COS’È LA BLOCKCHAIN ACADEMY?

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Si tratta di un’accademia di formazione professionale e tecnologica a 360° sul tema della blockchain. La nostra mission? Consentire ai nostri allievi di eccellere nei propri ambiti professionali, acquisendo, grazie ai nostri corsi online, le competenze e gli strumenti pratici che servono per conseguire i propri obiettivi di business.


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Alle origini della blockchain, ovvero come è nata la tecnologia che sta cambiando il mondoPosted by On

Blockchain concept

Quando bitcoin fu introdotto per la prima volta nel 2009, il valore di un bitcoin era di appena 0,06 dollari. Otto anni dopo, nel dicembre 2017, il valore di un singolo bitcoin superava i 19.000 dollari.

Non desterà quindi sorpresa che, insieme alle criptovalute, sia esplosa anche la tecnologia che le rende possibili: un database decentralizzato capace di conservare uno storico sicuro e immutabile di dati e che è al tempo stesso facilmente adattabile a una moltitudine di utilizzi.

Parliamo della tecnologia nota come blockchain.

Secondo Sally Davies, reporter di FT Technology: “Blockchain sta a bitcoin, come internet sta all’email. [Si tratta di] un vasto sistema elettronico su cui è possibile costruire applicazioni. Le monete sono solo una di queste.”

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Un salto alle origini

Le prima introduzione della blockchain fu presentata in un documento firmato da Satoshi Nakamoto (nome che si ritiene sia lo pseudonimo di uno o più individui) nel 2008. Il testo “Bitcoin: A Peer-to-Peer Electronic Cash System” ipotizzava un sistema di pagamenti diretti tra due parti senza la necessità di una terza parte intermediaria. Nakamoto descriveva la tecnologia come “un sistema di pagamento elettronico basato su prova crittografica anziché sulla fiducia”.

Il problema principale che Nakamoto puntava a risolvere era quello del “double spending”; ovvero il fatto che la natura di una moneta elettronica permetta di duplicarla e spenderla nuovamente: una situazione che stava rendendo molto difficile l’adozione delle monete elettroniche.

Nakamoto proponeva come soluzione la creazione di un registro pubblico che fosse immutabile, impossibile da manomettere, e che tenesse traccia dello storico di transazioni di ogni singola moneta. Questo permetteva di confermare che una moneta elettronica non fosse già stata spesa, risolvendo in tal modo il problema del “double spending”.

Da allora la tecnologia si è evoluta, esplodendo di pari passo al bitcoin stesso che è passato da una capitalizzazione di mercato di 0,04 miliardi di dollari nel primo quarto del 2012 a 237.62 miliardi di dollari nell’ultimo quarto del 2017.

Evoluzione della blockchain

Tra i primi collaboratori alla blockchain di bitcoin, c’era anche un giovanissimo programmatore prodigio di origini russo-canadesi: Vitalik Buterin.

Buterin aveva cominciato a guadagnare scrivendo articoli online sulla blockchain e il bitcoin, e a contribuire a parte del codice. Intorno al 2013, a causa della frustrazione legata alle limitazioni della blockchain e alla resistenza della community verso i suoi tentativi di spingere il progetto in un’altra direzione, Buterin si distaccò dal progetto originario creando una seconda blockchain pubblica chiamata Ethereum, con l’intenzione di risolvere le limitazioni della blockchain Bitcoin. Ethereum venne lanciata nel 2014 a seguito di un’ICO da 18 milioni di dollari. Vitalik Buterin ai tempi aveva solo 19 anni.

La principale differenza tra le blockchain di Bitcoin e Ethereum è che quest’ultima può registrare non solo monete, ma anche altri asset. Nel White Paper, Buterin la presentava come “una piattaforma decentralizzata che esegue smart contract”. L’obiettivo era di mantenere tutti i vantaggi e le opzioni offerte dalla blockchain Bitcoin, ma con possibilità più ampie.

Dal suo lancio, la blockchain Ethereum è stata primariamente utilizzata per costruire “smart contract”, contratti in grado di processarsi automaticamente in base a una serie di criteri prestabiliti. Gli smart contract permettono maggiore decentralizzazione e trasparenza, dal momento che gli utenti non hanno bisogno di riporre fiducia l’uno nell’altro per stipulare un accordo, ma possono fidarsi della tecnologia stessa.

Dal proof of work al proof of stake

La blockchain al momento funziona secondo un criterio chiamato “proof of work”, un protocollo volto a proteggere il sistema da attacchi indesiderati.

In sostanza, il proof of work rallenta i tempi necessari per creare nuovi blocchi dando ai miner (utenti speciali che utilizzano potenti computer per verificare e proteggere le transazioni) dei puzzle criptologici da risolvere. Il primo a risolvere il puzzle viene ricompensato con bitcoin, creati durante il processo stesso di mining. Il blocco viene successivamente validato e aggiunto alla blockchain. Questo sistema ha quindi la doppia funzione di proteggere la blockchain e permettere la creazione di nuove monete.

Il problema del proof of work è che richiede enormi quantità di energia. Secondo quanto riportato da Digiconomist, a settembre 2018 il network di Bitcoin consumava elettricità pari a 18.1 terawattora l’anno: quasi quanto l’intera Siria! Ethereum tenta di risolvere questo problema passando a un sistema differente, chiamato proof of stake.

Il proof of stake ha lo stesso obiettivo del proof of work, ovvero validare una transazione e raggiungere il consenso, ma arriva all’obiettivo in modo completamente diverso. Dove il proof of work ricompensa i miner che risolvono calcoli matematici per validare le transazioni, il proof of stake definisce il creatore del nuovo blocco in modo deterministico, in base alla sua ricchezza definita “stake”. In questo caso non ci sono ricompense per la creazione del blocco, ma i miner tengono le spese di commissione, rendendo possibile un enorme risparmio di energia.

E in futuro?

Predire in che direzione andrà la tecnologia blockchain è impossibile, proprio come nessuno avrebbe potuto prevedere i social media solo alcuni anni fa. L’esplosione delle ICO nel 2017 ha creato un’ondata di nuovi progetti che utilizzano la tecnologia, catapultandola nei settori più disparati e facilitandone l’adozione. La sua espansione sembra inevitabile.

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