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La blockchain in azienda è davvero sicura?Posted by On

Sicurezza Blockchain

Nata per garantire sicurezza nelle transazioni senza la necessità di dover riporre la propria fiducia in una terza parte garante, la blockchain offre uno dei più alti livelli di sicurezza consentiti da una tecnologia al giorno d’oggi.

Non solo rende possibile transare direttamente, peer-to-peer, senza dover ricorrere a organizzazioni intermediarie come banche o società di carte di credito, ma permette anche di stabilire collaborazioni con altre aziende in modo trasparente ed efficiente.

Trattandosi di una tecnologia decentralizzata, una volta inseriti dei dati sulla blockchain diventa molto difficile, se non impossibile, manometterli. Vediamo perché.

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La tecnologia blockchain

In termini semplici, la blockchain è un database. È costituito da una “catena” (chain) di “blocchi” (block) contenenti informazioni, e invece di essere salvato su un singolo server o computer, è distribuito su un network. Nuove informazioni possono essere “annesse” tramite l’aggiunta di un nuovo blocco, che viene quindi validato dal network.

Ogni blocco in una blockchain ha un suo codice identificativo chiamato hash che dà al blocco la propria identità. L’hash è calcolato automaticamente in base al contenuto del blocco, quindi se il contenuto dovesse cambiare all’improvviso in seguito a manomissione, l’hash verrebbe automaticamente ricalcolato e il blocco non sarebbe più lo stesso.

Questo romperebbe la catena, rendendola invalida. Ogni blocco infatti contiene non solo il proprio hash, ma anche quello del blocco che lo precede quindi, in caso di modifiche non autorizzate, il blocco non avrebbe più un altro blocco di riferimento.

Questo però potrebbe non essere sufficiente a garantire la completa sicurezza del sistema perché con l’hardware adeguato sarebbe possibile ricalcolare tutti gli hash necessari a rendere una blockchain di nuovo valida. Per questo è stato aggiunto un altro sistema di sicurezza chiamato proof-of-work che rallenta la creazione di nuovi blocchi. Nel caso di Bitcoin sono necessari circa 10 minuti per calcolare il proof-of-work di un blocco. Ovviamente nel caso di manomissione dovrebbe essere ricalcolato il proof-of-work di tutti i blocchi nella blockchain.

Un terzo livello di sicurezza è dato dal network stesso: infatti, è necessario che almeno il 51% del network raggiunga quello che viene definito “consenso” perché un blocco sia considerato valido.

Questi vari elementi rendono il sistema estremamente sicuro, perché l’unico modo di manomettere una blockchain sarebbe modificare tutti i blocchi in una catena, ricalcolare il proof-of-work di ogni singolo blocco e ottenere il controllo di più del 50% dell’intero network, cosa mai successa finora.

Nella maggior parte dei casi in cui si sente parlare di hacking, questo non è avvenuto nella blockchain ma in quegli aspetti ad essa connessi che sono ancora centralizzati, per esempio nei siti di exchange. È molto più facile per un hacker ottenere la password di accesso a un wallet (soprattutto nel caso in cui l’utente sia stato poco accorto nella scelta della password o non abbia attivato la verifica in due passaggi) piuttosto che manomettere una blockchain.

Questo sottolinea quanto sia fondamentale per la sicurezza che il sistema sia il più decentralizzato possibile.

Blockchain pubbliche e private

Ci sono due principali tipi di blockchain: pubblica e privata, con alcune differenze essenziali che influiscono sul livello di sicurezza.

La differenza principale è che le blockchain pubbliche sono connesse all’internet pubblico, quindi utilizzano computer di un network pubblico per validare le transazioni e aggiungere un blocco.

Le blockchain private, invece, permettono di validare un blocco solo ai computer che hanno i permessi giusti, per esempio se sono parte di un network aziendale. Questo permette quindi di effettuare uno screening e consentire solo a determinati computer di far parte del network.

Sebbene questo in certi casi sia un vantaggio, soprattutto quando si tratta di gestire informazioni confidenziali, in realtà ha anche delle controindicazioni: è proprio la dimensione del network pubblico, infatti, che permette alla blockchain di essere immune agli hacker. È impossibile ottenere il controllo del 51% di un network pubblico distribuito su internet, ma questo può rivelarsi relativamente semplice nel caso di una blockchain privata che consiste di soli pochi computer. Bitcoin è sopravvissuta ad anni di tentativi di manomissione da parte degli hacker senza venire compromessa proprio perché ha un network estremamente vasto.

Per questo è bene considerare i pro e i contro di entrambe le soluzioni prima di decidere quale adottare in azienda. Nessuna tecnologia può considerarsi completamente sicura ma, grazie alla sua struttura, ai suoi algoritmi, e ai vari livelli di protezione e criptaggio, la blockchain rimane una delle tecnologie più sicure di cui è possibile usufruire.

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