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Previsioni sulla blockchain e le criptovalute per il 2019Posted by On

Crescita

Il 2018 è stato un anno difficile per le criptomonete. Non solo il Bitcoin ha subito un crollo di circa l’84% dopo le vette raggiunte alla fine del 2017 (la percentuale riportata varia leggermente da exchange a exchange), ma le altcoin hanno visto addirittura un declino del 90%!

Come conseguenza, la fiducia nelle ICO è diminuita vertiginosamente fino ad arrivare a uno stallo negli investimenti quasi completo nella seconda metà del 2018. Nonostante ciò, il mondo blockchain e cripto rimane più attivo che mai.

Cosa aspettarsi quindi dal 2019? Diamo un’occhiata in dettaglio.

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Previsioni criptovalute 2019

GP Bullhound – l’eminente società di investimenti finanziari che aveva predetto il crollo delle criptovalute nel 2018 – ha rilasciato delle previsioni sulle criptovalute per il 2019 dichiarando che sarà l’anno delle criptomonete.

Numerose altcoin lanciate nel 2017 e 2018 si sono rivelate degli scam o non sono state sostenibili nel tempo, ma questo ha in realtà liberato una buona fetta di mercato, permettendo una rigenerazione.

Il focus nel 2019 quindi sarà sulle cosiddette “stablecoin”, le monete più stabili. Una di queste monete è Ripple, che si prevede sarà alla ribalta nel 2019. Dopo la scossa del 2018, infatti, gli investitori preferiranno monete a basso rischio e alti guadagni e Ripple è una delle criptomonete supportate dal settore finanziario tradizionale.

Un altro aspetto interessante sarà l’aumento del numero di exchange decentralizzati che diverranno sempre più gettonati, soprattutto per quanto riguarda pagamenti e investimenti internazionali. Rispetto ai più diffusi exchange centralizzati, infatti, gli exchange decentralizzati forniscono maggiore sicurezza e liquidità e non sono soggetti a censura, il che significa che nessuna autorità centrale può escludere determinate criptovalute o imporre regolamentazione.

Previsioni blockchain 2019

Che le criptovalute migliorino nel 2019 o meno, abbiano vertiginosi alti e bassi o meno, l’evoluzione della tecnologia blockchain continua indisturbata.

Buona parte del focus del settore sembra concentrato sul migliorare la reputazione della blockchain, separandola nell’immaginario comune dalle criptomonete. Dopotutto, diversi progetti blockchain hanno applicazioni pratiche completamente avulse dalle criptovalute (si pensi per esempio alle applicazioni legate alla supply chain, solo per citarne una) quindi non sembra necessario che la tecnologia debba essere legata agli alti e bassi delle criptovalute.

Al contrario, invece, ci si aspetta che il 2019 sarà l’anno in cui la blockchain diventerà mainstream.

Questo potrebbe avvenire sia grazie a una maggiore integrazione tra blockchain AI, IoT, e simili tecnologie (il che avrebbe un enorme impatto sulla facilità d’uso della tecnologia), sia grazie all’esplosione delle DApp, applicazioni decentralizzate formate da una serie di smart contract e mantenute sulla blockchain. In particolare, l’aspettativa è che il 2019 sarà l’anno in cui una DApp raggiungerà finalmente un milione di utenti.

Un altro ambito interessante è il settore della formazione. Con l’espansione del mondo blockchain, la richiesta di competenze aumenta e numerose università e istituzioni potrebbero cominciare a inserire nel proprio curriculum nuovi corsi incentrati su blockchain e le criptovalute.

Dal punto di vista della ricerca e dello sviluppo tecnologico, invece, buona parte dell’interesse nel 2019 sarà puntato nel risolvere il cosiddetto “trilemma blockchain”: ovvero la difficoltà a bilanciare scalabilità, decentralizzazione, e sicurezza.

Dalle ICO alle STO

I security token giocheranno un ruolo importante nel 2019.

Già all’inizio del 2019, stiamo assistendo ad un allontanamento dalle ICO (Initial Coin Offering) a favore delle STO (Security Token Offering). Come molti sapranno, una ICO è un’operazione attraverso cui una start-up crea un nuovo Utility Token e ne fornisce una certa quantità agli investitori ad un prezzo vantaggioso. La differenza con una STO è che in quest’ultimo caso non vengono venduti Utility Token (user token utilizzabili all’interno di specifiche app) ma Security Token, ovvero token il cui valore è garantito da un prodotto finanziario tangibile esterno. Questo li rende asset finanziari a tutti gli effetti.

L’incremento dei Security Token probabilmente porterà a una maggiore accettazione da parte di banche, governi e enti normativi, e quindi – si presuppone – a una maggiore stabilità di mercato. D’altra parte, lo svantaggio è che una simile svolta rischia di allontanarsi parecchio dal sogno della decentralizzazione da cui è nata la blockchain stessa.

A questo probabilmente si accompagnerà anche una maggiore regolamentazione dell’intero settore, un processo già cominciato negli ultimi anni. Sebbene potrebbe essere visto come un punto a sfavore, in realtà una regolamentazione globale potrebbe essere anche un vantaggio, dal momento che significherebbe maggiore stabilità di mercato.

In un ambito così fecondo, ma anche altalenante, nessuna previsione può essere considerata affidabile. Resta solo da vedere come il settore evolverà nel corso dell’anno.

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